#82 – August Sander

21 Marzo 2020 - Orizzonti

August Sander è nato il 17 novembre 1876 a Herdorf, una piccola cittadina industriale tedesca, ed è considerato uno dei più importanti ritrattisti del XX secolo.

Lo scrittore Alfred Döblin lo descrive così: “la sua opera non consiste nella produzione di ritratti somiglianti, in cui si possa riconoscere con facilità e certezza un individuo determinato, ma di ritratti che suggeriscono intere storie”.

L’ambiente multiculturale che il sobborgo industriale di Herdorf offriva con le sue miniere dove lui e il padre lavoravano, ha influenzato sicuramente il giovane Sander nel suo interesse per lo studio degli esseri umani.

Proprio in quell’ambiente avviene il primo contatto con la fotografia quando incontra un fotografo incaricato di documentare l’attività in uno dei pozzi in cui lui lavorava.

Dopo questo incontro, col supporto finanziario di uno zio, compra la sua prima attrezzatura fotografica e allestisce una camera oscura dove sviluppa e stampa le immagini dei minatori di Herdorf.

Affina la tecnica e conosce meglio le proprie capacità durante il servizio militare.

Dopo gli studi in pittura a Dresda, nel 1902 apre il suo primo studio fotografico a Linz, dove fotografa l’emergente classe media metropolitana.

Nel 1910 si sposta a Colonia e, dopo aver acquisito una solida fama, si discosta dalle tecniche proprie dell’estetica pittorialista del tempo, optando per un tipo differente di ritrattistica che esaltasse le qualità descrittive e documentarie del mezzo fotografico.

Nel 1929 viene pubblicato il suo primo libro intitolato “Antlitz der Zeit” (Volto del tempo), dalla casa editrice Trasmare Verlag di Monaco.

Il fine di Sander era quello di costruire un ritratto della società della Repubblica di Weimar, attraverso la rappresentazione dell’individuo in classi sociali, professioni e mestieri.

Nel ritrarre un singolo individuo, si propone di rappresentare un prototipo della classe sociale a cui quell’individuo appartiene. All’epoca di Sander, infatti, la professione di un individuo era considerata parte integrante della sua identità.

“Volto del tempo” contiene una selezione di 60 ritratti tratti dalla serie People of the Twentieth Century (Ritratti del Ventesimo Secolo).

La sua vita professionale e il suo lavoro furono molto ostacolati dal regime nazista, infatti nel 1936 il suo lavoro fu sequestrato e molte lastre furono distrutte.

“Una foto di successo è solo un primo passo verso l’uso intelligente della fotografia …

non posso mostrare (il mio lavoro) in una singola foto, né in due o tre … La fotografia è come un mosaico che diventa sintesi solo quando viene presentato in un insieme”

Con queste parole August Sander descrive perfettamente l’idea e la finalità che lo spinsero a documentare e mettere insieme fotografie che avrebbero raccontato il mondo in quell’epoca.

Sander tendeva a fotografare volti che mascheravano un profondo turbamento, dovuto ad un momento storico caratterizzato dalla perdita di fiducia e da un forte senso di angoscia.

Contrariamente ad altri fotografi documentaristi del passato, Sander non si focalizza solo sulle classi meno abbienti, sulla miseria e le situazioni marginali della società, ma tende a mettere sullo stesso piano nobili, disoccupati, manovali, studenti e senza tetto. Devoto al grande formato, ha realizzato negativi di vetro con tempi d’esposizione abbastanza lunghi riuscendo a catturare ogni minimo dettaglio dei volti dei soggetti ritrattati.

I ritratti di August Sander non cercano alcuna sperimentazione o teatralizzazione attraverso la luce e la composizione. Gli uomini vengono ritrattati al centro dell’inquadratura, frontalmente, con lo sfondo fuori fuoco.

Nel 1944 perde suo figlio e il  suo studio di Colonia, a causa di un bombardamento. August Sander ha rischiato di finire nel dimenticatoio fino a quando nel 1951 durante la fiera internazionale di Photokina vengono esposte alcune sue fotografie.

Lo Stadtmuseum di Colonia acquista l’intero archivio delle sue vedute cittadine. Nel 1964, anno della morte, riceve il premio alla cultura della Deutsche Gesellschaft für Photographie e Nel 1969 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grande retrospettiva.

FONTI: 

 

 

Articolo di Antonio Colavito

Tutor: Alessia Venditti

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